Dal 4 giugno 2026, i computer del Parlamento Europeo cercano su Qwant, non più su Google. La decisione — anticipata da Politico e confermata da Reuters — riguarda i browser Microsoft Edge e Mozilla Firefox in uso all’interno dell’istituzione e interessa deputati, assistenti e personale amministrativo.
La notizia ha fatto discutere. C’è chi la legge come un segnale politico forte verso la sovranità digitale europea, chi come un gesto simbolico di scarso impatto pratico. La realtà, come spesso accade, sta nel mezzo.

Perché questa scelta, perché ora
Il cambio non è avvenuto nel vuoto. Da mesi cresce la pressione politica per ridurre la dipendenza delle istituzioni europee da strumenti digitali extra-UE. Nel novembre 2025, 38 eurodeputati di diversi gruppi politici avevano formalmente chiesto alla presidente Metsola di avviare un percorso di progressiva riduzione della dipendenza da Microsoft e da altri fornitori stranieri.
Il timing è significativo: la notizia arriva nello stesso giorno in cui la Commissione Europea ha presentato il suo pacchetto sulla sovranità tecnologica, con proposte legislative su chip, cloud e intelligenza artificiale, una strategia open source e una roadmap per il digitale nel settore energetico.
Il messaggio istituzionale è quindi coerente: l’Europa vuole gestire in prima persona le proprie infrastrutture digitali, comprese quelle apparentemente banali come un motore di ricerca.
Google vs Qwant: il confronto che conta davvero
Prima di valutare se questa scelta abbia senso anche per te o per la tua organizzazione, è utile capire cosa differenzia concretamente i due strumenti.
Tracciamento e profilazione
Google costruisce un profilo dettagliato di ogni utente a partire dalle query di ricerca, dall’indirizzo IP, dai cookie e — se sei loggato — dall’integrazione con Gmail, Maps, YouTube e tutto l’ecosistema. Questo profilo alimenta il sistema pubblicitario di Google, che è il suo principale modello di business.
Qwant dichiara di non tracciare gli utenti, non raccogliere dati personali per la profilazione e non utilizzare cookie per costruire un’identità pubblicitaria. Essendo una società francese soggetta al GDPR e alla normativa europea, ha obblighi legali più stringenti in materia di protezione dei dati rispetto a un’azienda con sede negli USA.
Qualità dei risultati
È qui che il confronto si complica. Google rimane il motore di ricerca con il miglior indice web al mondo, costruito in vent’anni di investimenti massicci. Qwant combina un proprio motore di crawling con risultati provenienti da Bing, il che garantisce una copertura dignitosa per la navigazione generale, ma può mostrare limiti su ricerche molto specifiche, di nicchia o fortemente localizzate.
Per la stragrande maggioranza degli utilizzi quotidiani — notizie, definizioni, ricerche commerciali, indirizzi — la differenza è trascurabile. Per ricerche tecniche specializzate o in linguaggi diversi dall’italiano, francese e inglese, la qualità può variare.
Modello di business
Google monetizza i dati degli utenti attraverso la pubblicità profilata. Qwant mostra pubblicità contestuale (basata sulla query, non sull’utente) e punta a un modello più vicino a quello di un servizio pubblico digitale, con quote azionarie detenute anche da soggetti istituzionali francesi.

La domanda pratica: conviene passare a Qwant?
La risposta onesta è: dipende dal contesto.
Se gestisci o utilizzi dati sensibili — sanitari, legali, finanziari, di clienti — la riduzione del tracciamento ha un valore concreto. Ogni query su Google diventa potenzialmente un dato che alimenta un profilo commerciale. Usare Qwant per le ricerche operative quotidiane riduce questa esposizione.
Se lavori in ambito compliance o data governance — e in Italia il tema è sempre più pressante, tra GDPR e NIS2 — adottare strumenti europei con politiche trasparenti sulla privacy rafforza la coerenza della tua postura. Non è solo etica: è anche documentazione.
Se la qualità della ricerca è critica per il tuo lavoro — sviluppatori, ricercatori, analisti — potrebbe valere la pena tenere entrambi gli strumenti a disposizione, usando Qwant come default e Google per le query che richiedono una copertura più profonda.
Se sei un utente generalista — la transizione è quasi indolore. L’interfaccia di Qwant è pulita, la velocità comparabile, la copertura sufficiente per la maggior parte delle esigenze quotidiane.
Il quadro più ampio: un segnale da non sottovalutare
La scelta del Parlamento Europeo non è semplicemente la sostituzione di un motore di ricerca. È un segnale di direzione politica: le istituzioni europee stanno iniziando — lentamente, ma concretamente — a tradurre in azioni le dichiarazioni sulla sovranità digitale.
Questo ha implicazioni per chi opera nel settore tecnologico o nella pubblica amministrazione: le gare, i requisiti di conformità e le preferenze dei committenti pubblici si orienteranno sempre più verso soluzioni europee o comunque certificate per il mercato europeo.
Non è detto che Qwant sia il punto di arrivo. Ma il percorso che indica vale la pena di essere osservato con attenzione.
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