Category Archives: GDPR

Notizie e suggerimenti sul GDPR il regolamento europeo sulla protezione dei dati

Il sistema di messaggistica per eccellenza, di proprietà di Facebook, con 2 miliardi di utenti, rinnova la sua politica sulla privacy.

WhatsApp, il sistema di messaggistica di proprietà di Facebook che afferma di “avere la privacy codificata nel suo DNA”, in queste ore sta dando ai suoi oltre 2 miliardi di utenti un ultimatum: accettare di condividere i propri dati personali con il social network Facebook oppure eliminare i propri account.

L’aggiornamento viene consegnato tramite un avviso “in-app” che invita gli utenti ad accettare modifiche radicali nei termini di servizio e privacy di WhatsApp. Chi non accetta, la rinnovata informativa sulla privacy entro l’8 febbraio, non potrà più utilizzare l’app.

Quali dati WhatsAPP condivide e con chi?

Poco dopo l’acquisizione da parte di Facebook  per 19 miliardi di dollari nel 2014, WhatsApp ha integrato la crittografia end-to-end nella sua app di messaggistica. L’aggiornamento fu visto come una vittoria per i sostenitori della privacy perché utilizzava il “Signal Protocol”, uno schema di crittografia open source il cui codice sorgente è stato esaminato e verificato da decine di esperti di sicurezza indipendenti.

Nel 2016, WhatsApp ha offerto agli utenti la possibilità, una tantum, di disattivare la trasmissione dei dati dell’account a Facebook. Ora, una politica sulla privacy aggiornata sta cambiando la situazione. Il mese prossimo, gli utenti non avranno più questa scelta. Alcuni dei dati raccolti da WhatsApp includono:

  • Numeri di telefono degli utenti
  • Numeri di telefono di altre persone memorizzati nelle rubriche
  • Nomi dei profili
  • Immagini del profilo
  • Messaggio di stato, inclusa l’ultima volta che un utente è stato online
  • Dati diagnostici raccolti dai log delle app
  • Geolocalizzazione e molto altro ancora
whatsapp privacy policy

La cosa interessante è che la Privacy Policy, come è giusto che sia, cambia da nazione a nazione e da macro area a macro area. In generale, sembrerebbe che secondo i nuovi termini, Whatsapp (Facebook) si riserva il diritto di condividere i dati raccolti con la sua grande famiglia di aziende.

La nuova politica sulla privacy afferma Potremmo condividere le tue informazioni all’interno del nostro gruppo di aziende per agevolare, sostenere e integrare le loro attività e migliorare i nostri servizi”.

In alcuni casi, come quando qualcuno utilizza WhatsApp per interagire con aziende di terze parti, Facebook potrebbe anche condividere informazioni con tali entità esterne.

Ma tranquilli perchè, testualmente, “Quando trattiamo i dati sulla base del consenso dell’utente, l’utente ha il diritto di ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento senza intaccare la legittimità dei trattamenti svolti in base a tale consenso prima del ritiro dello stesso…… Per esercitare i propri diritti, l’utente può accedere alle impostazioni del dispositivo, alle impostazioni dell’app, come il controllo della posizione in-app, e alla sezione “Modalità di esercizio dei diritti dell’utente” della presente Informativa sulla privacy.

Scarsa trasparenza

Queste modifiche arrivano un mese dopo che Apple ha iniziato a richiedere ai produttori di app iOS, incluso WhatsApp , di dettagliare le informazioni che raccolgono dagli utenti. Solo un caso? WhatsApp, secondo l’App Store , si riserva il diritto di raccogliere:

  • Acquisti
  • Informazioni finanziarie
  • Posizione
  • Contatti
  • Contenuto dell’utente
  • Identificatori
  • Dati di utilizzo e
  • Diagnostica

Una portavoce di WhatsApp ha rifiutato di parlare delle modifiche alla privacy policy e precisamente di come o se, in qualche modo, è possibile per gli utenti rinunciarvi. L’unica cosa che ha comunicato a chi tentava di intervistarlo è che “la decisione di aggiornare le condizioni di gestione dei dati personali serve ad abilitare le aziende del gruppo ad archiviare e gestire le chat di WhatsApp utilizzando l’infrastruttura di Facebook” e che “in Europa non cambierà nulla dal punto di vista dei diritti e delle scelte che gli utenti potranno fare”

Una scelta che non è detto che ci sia veramente

Vuoto per pieno, l’informativa sulla privacy e i termini e condizioni di WhatsApp sono lunghi più di 8.000 parole e sono pieni di “legalese” che ne rende difficile la comprensione agli utenti “normali”. Anche per chi è avvezzo, andarsi e studiare tutto è davvero un’impresa.

In tutto questo, sappiamo che il precedente statement affermava: gli utenti che sono già utenti attuali possono scegliere di non condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook per migliorare le proprie esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook”. Non c’è più questo passaggio, sostituito dal nuovo “Oggi, Facebook non usa le informazioni del tuo account WhatsApp per migliorare le tue esperienze con i prodotti di Facebook o per fornirti esperienze pubblicitarie Facebook più pertinenti su Facebook. Scopri di più su come WhatsApp lavora con le aziende di Facebook”

All’orizzonte nulla di migliorativo dal punto di vista della riservatezza. I grandi colossi hanno sempre più fame di dati personali pertanto se non abbiamo voglia di cambiare sistema di messaggistica, non ci resta che attendere l’8 febbraio per conoscere nel dettaglio quali saranno le impostazioni modificabili e con quali reali effetti sulle pratiche di profilazione massiva che pratica FACEBOOK.

nordpass

Prospezione commerciale: sanzione pubblica nei confronti di PERFORMECLIC

Sentiamo spesso affermare, da alcuni (sprovveduti) “Titolari del Trattamento” che, siccome sono piccole realtà, l’attenzione alle norme che regolano l’utilizzo dei dati personali, è qualcosa che non li riguarda più di tanto.

Della serie “figuriamoci se le autorità vengono a pescare me” e altre affermazioni del genere.

Il 7 dicembre 2020, il Garante Francese (CNIL) ha sanzionato la società “PERFOMECLIC” per, tra le altre cose, la prospezione commerciale via e-mail senza evidenza del consenso al trattamento di dati personali e per non aver fornito informazioni soddisfacenti durante l’istruttoria.

PERFOMECLIC è una piccolissimo azienda che impiega due dipendenti ed è attiva nell’attività della c.d. prospezione commerciale, effettuata per lo più via email, per conto di terzi.

A far partire tutto è stata l’associazione SIGNAL SPAM, attiva nella raccolta delle segnalazioni di  utenti Internet circa e-mail non richieste, che ha informato la CNIL che questa piccola società denominata PERFOMECLIC appariva in cima alla classifica delle aziende che emettono il maggior numero di messaggi segnalati come “spam” dagli utenti di Internet in Francia.

La CNIL, che ha effettuato controlli, ha riscontrato carenze nella gestione dei dati delle persone intervistate.

I problemi emersi

L’organismo sanzionatorio della CNIL, ha ritenuto che PERFOMECLIC ha violato il Codice delle comunicazioni elettroniche (CPCE) e cinque aspetti riguardanti il GDPR:

  • violazione dell’obbligo di ottenere il consenso prima di inviare e-mail di prospezione, ai sensi dell’articolo L. 34-5 del CPCE, nella misura in cui la società non è in grado di dimostrare l’esistenza di un valido consenso delle persone contattate;
  • violazione del principio di minimizzazione dei dati (articolo 5.1.c della GDPR), nella misura in cui la società conserva i dati non necessari per inviare prospezioni commerciali, in questo caso il numero di telefono degli interessati;
  • violazione della conservazione dei dati (articolo 5.1.e della GDPR), la società che conserva i dati di lead per un periodo di tempo eccessivo, vale a dire più di tre anni dalla semplice apertura delle e-mail di prospezione, senza ulteriori azioni da parte delle persone interessate (ad esempio, senza fare clic su nessuno dei link nelle e-mail di prospezione);
  • violazione dell’obbligo di informare adeguatamente i singoli interessati (articolo 14 della GDPR) attraverso una informativa privacy;
  • violazione del diritto di opposizione delle persone (articolo 21 della GDPR), la società non consente a coloro che sono stati contattati di opporsi efficacemente all’uso dei loro dati;
  • violazione del quadro contrattuale dei rapporti con un subappaltatore (articolo 28 della GDPR), a causa dell’assenza di clausole obbligatorie nel contratto tra la società e suoi fornitori.

La sanzione inflitta

CNIL ha sanzionato PERFORMECLIC per 7.300 euro. In particolare, ha tenuto conto delle dimensioni e della situazione finanziaria della società al fine di emettere un’ammenda dissuasiva e proporzionata.

Oltre a questa multa, è imposto all’azienda di sanare le non conformità entro 2 mesi. In caso contrario, la società sarà soggetta al pagamento di una penale di 1.000 euro per ogni giorno di ritardo.

Nel rendere pubblica la sua decisione, la CNIL ha sottolineato l’importanza dell’obbligo di ottenere il consenso delle persone interessate prima di inviare e-mail di prospezione e di essere in grado di dimostrare la raccolta dei consensi ottenuti.

Voi come raccogliere e conservate i consensi al trattamento?
E che dire delle informative privacy, sono coerenti e adeguate?

Link alla Deliberazione CNIL: DELIBERAZIONE SAN-2020-016 del 7 dicembre 2020

Secondo Gartner, la responsabilità per incidenti di sicurezza cyber-fisica avrà impatti aziendali fino ad arrivare, entro il 2024, alla responsabilità personale per il 75% dei CEO.

A causa della natura dei sistemi cyber-fisici (CPS), gli incidenti possono comportare anche danni fisici alle persone, distruzione di proprietà o disastri ambientali. Gli analisti di Gartner prevedono che gli incidenti aumenteranno rapidamente nei prossimi anni a causa della mancanza di attenzione alla sicurezza e conseguenti budget non adeguati.

Gartner definisce i CPS come sistemi progettati per orchestrare rilevamento, calcolo, controllo, networking e analisi per interagire con il mondo fisico (inclusi gli esseri umani). Si tratta di tutto quello strettamente connesso all’IT, inclusi gli IoT (e tutte le tecnologie IoT) che abbracciano sia il mondo cyber che quello fisico, come infrastrutture critiche, ad alta intensità di risorse e, soprattutto, ambienti sanitari altamente tecnologici.

Parliamo di episodi come quello accaduto in Germania, dove per il blocco informatico dell’ospedale universitario di Duesseldorf, causato da un ransomware, una donna è morta. Bloccati 30 server interni sfruttando una vulnerabilità dei gateway Citrix, denominata CVE-2019-19871. Già Wannacry aveva aumentato il tasso di mortalità connessa e questo spiega perché avere ospedali cyber sicuri è vitale.

Le autorità di regolamentazione e i governi, nel prossimo futuro, saranno obbligati a reagire a un ulteriore aumento di incidenti gravi derivanti dalla mancata protezione dei “CPS”, inasprendo le norme e i regolamenti (e quindi le sanzioni) che li regolano. Negli Stati Uniti, l’FBI, la NSA e la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) hanno già aumentato la frequenza e i dettagli forniti sulle minacce ai sistemi critici relativi alle infrastrutture, la maggior parte dei quali sono di proprietà di industrie private. Accadrà, a un certo punto, che i CEO non saranno più in grado di dire “non sapevo” o di nascondersi dietro le polizze assicurative.

Gartner prevede che l’impatto finanziario degli attacchi CPS, che provocano vittime mortali, raggiungerà oltre 50$ miliardi entro il 2023. Anche senza considerare il valore effettivo di una vita umana nell’equazione, i costi per le organizzazioni in termini di risarcimento, contenzioso, assicurazione, sanzioni normative e la perdita di reputazione sarà molto significativa.

I consulenti direzionali dovranno aiutare i CEO a comprendere i rischi rappresentati dai CPS e la necessità di dedicare attenzione e budget alla loro protezione . Del resto, più i CPS sono connessi, maggiore è la probabilità che si verifichi un incidente.

Con smart building, smart cities, auto connesse e veicoli autonomi in evoluzione, gli incidenti nel mondo digitale avranno un effetto molto maggiore che nel mondo fisico poiché i rischi, le minacce e le vulnerabilità ora esistono in uno spettro bidirezionale: quello “cyber-fisico”. Tuttavia, in maniera clamorosa, molte aziende non sono a conoscenza dei CPS già implementati e funzionanti nella loro organizzazione, a causa di sistemi legacy collegati alle reti aziendali da team esterni all’IT, o a causa di sistemi di automazione e modernizzazione guidati dal business.

Emerge quindi la necessità di concentrarsi sull’ORM (gestione della resilienza operativa) oltre che alla sicurezza informatica incentrata sulle informazioni”,

FinData per la sicurezza e la gestione dei rischi

Il Team FinData fornisce periodicamente analisi sulle tendenze della sicurezza IT ai suoi clienti e in parte agli iscritti alla Data-Newsletter. Segui le notizie e gli aggiornamenti iscrivendoti alla mailing list.

A proposito di FinData

FinData è una società di consulenza e servizi IT che fornisce informazioni, consulenza e strumenti indispensabili per raggiungere gli obiettivi aziendali e contribuire alla costruzione di organizzazioni di successo.

Per saperne di più su come aiutiamo gli imprenditori, contattati o seguici sui nostri canali social.

Approfondimenti all’interno del report di Gartner:  Predicts 2020: Security and Risk Management Programs 

Siamo all’11 ottobre 2020 e si registrano, da parte degli operatori food & hospitality, comportamenti non a norma e soprattutto passibili di sanzioni (anche salate) in ambito trattamento dati personali.

L’emergenza sanitaria, conseguenza dell’infezione da CODID-19, ha determinato un cambiamento radicale delle abitudini quotidiane di ognuno essere umano, anche di quelle più semplici e spontanee come bere un caffè al bar o mangiare in un ristorante

Non a casa, le attività di bar, ristorazione e catering sono state destinatarie le prima catergorie a sottoposte a restrizioni sugli orari di apertura e poi di un provvedimento di chiusura totale a fronte del quale solo alcuni – compatibilmente con i costi di esercizio – ha in qualche modo riadattato la propria attività avviando o incrementando l’asporto e la consegna a domicilio (le uniche consentite). 

Ora quindi, dall’inizio della FASE 2, bisogna fare i conti con DPCM, Provvedimenti Regionali, Regolamenti Comunale e chi più ne ha più ne metta per destreggiarsi tra vincoli, obblighi e responsabilità alla ricerca di un delicato punto di equilibrio tra la auspicata ripresa di una normalità e i suoi “costi”.  In tutto questo, ci viene chiesto spesso: “ma quali obblighi ci sono per trattare i dati <<covid-19>> e di nostri clienti?”

Ci piace essere diretti e non far perdere tempo a chi ci segue ecco perchè riteniamo pratico ed efficace reindirizzare tutti a un PDF fornito dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali.
Non bisogna inventarsi nulla. Non serve un parere legale da sviluppare dopo approfondita analisi, è tutto scritto nella tabella che potete scaricare 2 righe più sotto. Provare per credere.

Buon lavoro a tutti!

Richard Yu
Il responsabile dei consumatori di Huawei, Richard Yu, ha rivelato il suo piano del sistema operativo

Huawei ha annunciato l’intenzione di preinstallare il proprio sistema operativo Harmony sui suoi smartphone a partire dal prossimo anno.

L’azienda cinese ha dichiarato che offrirà il software anche ad altri produttori, in alternativa ad Android.

Huawei è attualmente il secondo produttore di smartphone più venduto al mondo, dopo un breve periodo al primo posto. Già altri hanno provato, senza successo, a sfidare il dominio di Google e Apple. Secondo la società di ricerca IDC , Android di Google ha rappresentato l’85,4% degli smartphone venduti nel 2019 e iOS di Apple il restante 14,6%.

La mossa di Huawei è motivata dal fatto che non può più offrire le app ei servizi di Google sui suoi ultimi dispositivi, a causa del divieto commerciale elevato dagli Stati Uniti, sebbene le restrizioni non le impediscano di offrire Android stesso.

In Cina, dove i consumatori non utilizzano il Google Play Store e molti dei servizi di Google sono bloccati, questa limitazione non ha causato problemi a Huawei. Ma in altri paesi, la domanda per gli Smartphone Huawei più recenti è stata debole perché gli strumenti di Google sono popolari e molto utilizzati. Il destino del nuovo sistema operativo potrebbe dipendere da quante altre società tecnologiche si lasceranno convincere da Huawei a utilizzare il nuovo SO.

“Questa mossa sarà supportata dal governo cinese perché si inserisce nella sua più ampia strategia Made In China 2025”, ha detto Marta Pinto, di IDC. “Ma decollerà altrove solo se altri fornitori cinesi, come Xiaomi e Oppo, la adotteranno.

Probabilmente, il fatto di essere sostenuti dal governo cinese potrebbe introdurre ulteriori elementi di preoccupazioni da parte dei consumatori europei, da sempre molto attenti alla protezione dei dati anche in virtù delle numerose speculazioni e indiscrezioni che si susseguono continuamente in merito alla “privacy”.

Due sistemi

Huawei ha annunciato il suo programma all’inizio di una conferenza per sviluppatori di tre giorni tenuta vicino  città di Shenzhen. La versione originale di Harmony OS è stata svelata un anno fa, quando è stata lanciata per l’uso in smartwatch, TV e altri gadget domestici intelligenti.

Ma ora Huawei intende rilasciare una nuova versione (Harmony OS 2.0) che potrà essere testata sugli Smartphone a partire da dicembre, prima del lancio ufficiale nell’ottobre 2021.

Parallelamente, rilascerà a breve EMUI 11, una versione della sua interfaccia utente per telefoni cellulari basata su Android 11 .

EMUI 11
Le vendite dei telefoni Huawei P40 sono state relativamente deboli al di fuori della Cina a causa della mancanza di app Google

Pertanto, Dopo ottobre, alcuni dei suoi modelli di smartphone saranno offerti con Harmony OS e, in alternativa continuerà a offrire EMUI a chi vorrà.

Ricodifica delle App

Parte della sfida di Huawei è che avrà bisogno che gli sviluppatori codifichino le loro app specificamente per Harmony. La società ha indicato che sarà relativamente facile ricodificare app già scritte per Android ma questo è stato un punto critico che ha causato il fallimento di altri sistemi operativi lanciati da altri e mai decollati.

“Huawei ha il talento ingegneristico, l’ambizione e un vantaggio sul mercato interno”, ha affermato Ben Wood, della società di consulenza CCS Insight. “E se il governo cinese sostenesse completamente Harmony e rendesse il suo supporto una condizione per altre società per offrire i propri prodotti e servizi nel paese, ciò fornirebbe un ulteriore catalizzatore per Huawei per stabilire una terza piattaforma per smartphone. “Ma in termini di aspirazioni globali, la storia mostra che è ancora una cosa molto difficile da raggiungere”.

Tra l’altro, Huawei deve affrontare altre preoccupazioni nel breve termine visto che dal 15 settembre 2020 non sarà in grado di produrre altri chip per processore Kirin, a causa di altre restrizioni commerciali statunitensi.

Inoltre, in prospettiva, Samsung e LG non saranno in grado di continuare a vendere display OLED per i suoi schermi smartphone.

Ma il destino della divisione consumer di Huawei potrebbe davvero dipendere dagli USA e dalle politiche economiche e commerciali che dopo le elezioni presidenziali statunitensi verranno intraprese.

Per supportare editori, fornitori di tecnologia e inserzionisti nel soddisfare i requisiti di trasparenza e consenso degli utenti del GDPR e della direttiva ePrivacy, IAB Europe (Interactive Advertising Bureau) ha creato il GDPR Transparency and Consent Framework  (TCF v2.0).

Poiché il framework è ampiamente supportato dal settore della pubblicità online, Cookiebot è registrato e certificato con IAB come provider di gestione del consenso (CMP) e ha adottato il framework come supplemento facoltativo al framework di consenso principale già incluso nella soluzione Cookiebot. L’integrazione copre anche la “Modalità di consenso aggiuntivo” (Google AC) di Google come un ponte per i fornitori che non sono ancora registrati nella IAB Europe Global Vendor List (GVL).

Concetto e Modello di Consenso

Il modello di consenso di IAB è fondamentalmente diverso dal modello di consenso principale di Cookiebot. In generale, il modello di IAB mette il controllo nelle mani di inserzionisti e fornitori segnalando il consenso dell’utente ai fornitori di pubblicità, mentre Cookiebot può bloccare i fornitori non autorizzati e quindi dare il controllo all’editore, che è responsabile di tutti i tracciamenti eseguiti da terze parti su sito web dell’editore. Tuttavia, i due modelli di consenso possono coesistere su un unico sito web.

Quando si utilizza l’integrazione di Cookiebot con IAB TCF, un pannello aggiuntivo con il titolo “Impostazioni annunci” sarà disponibile per l’utente finale nel livello dei dettagli del banner dei cookie:

mceclip0.png

Da questo pannello, l’utente può scegliere tra finalità, funzionalità e fornitori di IAB prima di inviare un consenso. La stringa di consenso IAB risultante viene memorizzata nel cookie “CookieConsent” esistente sul dispositivo dell’utente. La stessa stringa di consenso viene inclusa quando scarichi il log del consenso dal backend di Cookiebot. Lo stato preselezionato di tutti gli scopi e i fornitori nel pannello Impostazioni annunci segue lo stato preselezionato della categoria “Marketing” complessiva, come configurato in Cookiebot. Se l’utente fa clic sulla casella di controllo generale “Marketing” che trova nel banner, tutti le finalità e i fornitori cambieranno stato per corrispondere alla scelta “Marketing” complessiva. L’utente può modificare la selezione per qualsiasi finalità e fornitore IAB specifico in qualsiasi momento. Tieni presente che le impostazioni di consenso sul pannello si applicano solo ai fornitori registrati IAB. Se stai utilizzando altri fornitori sul tuo sito web, ad esempio per annunci, widget, video, analisi e simili, devi implementare il consenso preventivo su questi tag come descritto nella guida all’implementazione di Cookiebot .

Per garantire che i fornitori rispettino il consenso dell’utente, lo scanner di Cookiebot monitora tutti i cookie e tracker simili utilizzati sul sito web. Se un fornitore di IAB non rispetta il consenso dell’utente, i cookie impostati dal fornitore verranno contrassegnati nel rapporto di scansione con “Consenso preventivo abilitato: No”.

Implementazione

Abilitare il framework IAB con Cookiebot è semplice: basta aggiungere l’attributo “data-framework” al tag Cookiebot esistente con il valore “IAB”, ad esempio:

<script id="Cookiebot" src="https://consent.cookiebot.com/uc.js" data-cbid="00000000-0000-0000-0000-000000000000" data-framework="IAB" type="text/javascript" async></script>

Se utilizzi il plugin di WORDPRESS è necessario attivare questa specifica funzione nelle opzioni del plugin stesso.

Se stai utilizzando Cookiebot con un tag manager, ad esempio Google Tag Manager (GTM), che rimuove automaticamente tutti gli attributi tranne “src” dal tag script, puoi abilitare il framework IAB includendo la query URL “framework = IAB” nel tag attributo src, ad esempio: “https://consent.cookiebot.com/uc.js?cdid=00000000-0000-0000-0000-0000-000000000000&framework=IAB”. Se stai utilizzando il modello Cookiebot standard dalla Galleria GTM, tutto ciò che devi fare è selezionare l’opzione “Abilita IAB Transparency and Consent Framework” per abilitare TCF sul tuo sito.

Da lì, Cookiebot segnalerà automaticamente il consenso a qualsiasi fornitore che utilizza il framework IAB sul tuo sito web.Con la versione 2 di TCF, IAB ha introdotto politiche rigorose sulla dicitura e configurazione del banner di consenso ai cookie. Per questo motivo, al tuo banner verrà automaticamente applicato un testo predefinito e non modificabile, in base allo stack 42 TCF2:

“Noi e i nostri partner elaboriamo i tuoi dati personali, ad esempio il tuo numero IP, utilizzando tecnologie come i cookie al fine di offrire annunci e contenuti personalizzati, misurazione di annunci e contenuti, approfondimenti sul pubblico e sviluppo del prodotto. Puoi scegliere chi utilizza i tuoi dati e per quali scopi.

Alcuni partner non chiedono il tuo consenso, ma fanno affidamento sul loro legittimo interesse commerciale. Visualizza il nostro elenco di partner per vedere le finalità per le quali ritengono di avere un interesse legittimo e come puoi opporti.

Scopri di più su come vengono elaborati i tuoi dati personali e imposta le tue preferenze nella sezione dettagli . Puoi modificare o revocare il tuo consenso in qualsiasi momento dalla Dichiarazione sui cookie.

Se il consenso copre più degli scopi IAB descritti, è possibile aggiungere del testo aggiuntivo dopo il testo predefinito nel campo di immissione ” Testo del corpo della finestra di dialogo ” nella scheda “Contenuto” nel gestore di Cookiebot. Ad esempio, potresti creare un collegamento alla tua politica sulla privacy. Il Framework IAB attualmente supporta 30 lingue: BG, CA, CS, DA, DE, EL, EN, ES, ET, FI, FR, HR, HU, IT, JA, LT, LV, MT, NL, NO, PL, PT, RO, SR (latino), RU, SK, SL, SV, TR, ZH 

Restrizioni dell’editore

Una nuova funzionalità di TCF 2.0 è quella che offre la possibilità per gli editori di limitare fornitori e finalità. Configurando e inserendo il seguente snippet sul tuo sito web, prima del tag Cookiebot standard, sarai in grado di controllare a quali Fornitori consenti l’accesso agli utenti del tuo sito web e per quali Finalità, sia in generale che per specifico Venditore. L’interfaccia utente del banner di consenso di Cookiebot adotterà automaticamente questa configurazione quando visualizzata all’utente:

<script id = "CookiebotConfiguration" type = "application / json" data-cookieconsent = "ignore">
    {
        "Frameworks": {
        "IABTCF2": {
            "AllowedVendors": [2, 6, 8],
            "AllowedGoogleACVendors": [ ]
            "AllowedPurposes": [1,2],
            "AllowedSpecialPurposes": [],
            "AllowedFeatures": [1],
            "AllowedSpecialFeatures": [1],
            "VendorRestrictions": [
            {
                "ID fornitore": 2,
                "DisallowPurposes": [2,3,4]
            }
            ]
        }
        }
    }
</script>

I valori ID numerici da utilizzare per fornitori, scopi e funzionalità sono disponibili nell’elenco globale dei fornitori di IAB:  https://vendorlist.consensu.org/v2/vendor-list.json Finalità speciali e caratteristiche saranno sempre divulgate se almeno uno dei fornitori divulgati si è dichiarato utilizzandole. Inoltre, il concetto di Stack (gruppi di scopi predefiniti) non è richiesto dalle politiche IAB e non è supportato da Cookiebot. L’array ” AllowedGoogleACVendors ” contiene un elenco di ID dei fornitori dall’elenco di fornitori  di tecnologia pubblicitaria di Google non registrati con lo IAB:  https://storage.googleapis.com/tcfac/additional-consent-providers.csv. Se omesso, una selezione predefinita dei fornitori viene inclusa nell’elenco di selezione dei partner del banner dei cookie da cui gli utenti finali possono scegliere. La selezione predefinita viene effettuata sulla base di fornitori  che “fanno parte di un elenco di uso comune”, secondo Google:  https://support.google.com/admanager/answer/9012903. Se lasci l’array vuoto, nessun partner tecnologico pubblicitario di Google verrà visualizzato nel banner dei cookie a meno che non supportino TCF2. Si prega di notare che Cookiebot in qualità di CMP registrato IAB ha l’obbligo di lavorare solo con editori che sono in piena conformità con le politiche del Framework IAB . Attivando il framework IAB in Cookiebot come descritto sopra, confermi di rispettare queste politiche. Si prega inoltre di rilasciare un’attestazione di conformità in una posizione ben visibile sul proprio sito Web, ad esempio in una politica sulla privacy. 

Modalità di consenso aggiuntivo di Google

Cookiebot supporta la modalità di consenso aggiuntivo di Google (Google AC) che consente agli editori di ottenere il consenso per i fornitori di tecnologia pubblicitaria che non fanno parte di IAB TCF 2 ma sono uno dei  fornitori di tecnologia pubblicitaria di Google .

I fornitori di CA di Google possono essere selezionati nella matrice “AllowedGoogleACVendors” come descritto sopra e verranno aggiunti alla fine dell’elenco dei partner IAB esistente in una sezione separata.

Per i fornitori IAB

Cookiebot espone la specifica API CMP IAB TCF 2.0 standard come descritto su  https://github.com/InteractiveAdvertisingBureau/GDPR-Transparency-and-Consent-Framework/blob/master/TCFv2/IAB%20Tech%20Lab%20-%20CMP% 20API% 20v2.md # come-fa-cmp-a-fornire-l’apiCiò significa che i fornitori possono leggere lo stato del consenso dell’utente dall’oggetto e dalla stringa tcData quando Cookiebot viene caricato ed espone la funzione stub ” __tcfapi “:

__tcfapi ('getTCData', 2, (tcData, success) => {if (success) {console.log (tcData)}});

 Per rispondere ai cambiamenti nello stato di consenso dell’utente, i fornitori possono sottoscrivere una funzione di callback a un listener di eventi:

__tcfapi ('addEventListener', 2, (tcData, success) => {if (success) {console.log (tcData)}});

La stringa Google AC è inclusa nell’oggetto tcData con il nome della proprietà ” addtlConsent ” come suggerito da Google su https://support.google.com/admanager/answer/9681920 .

Concludendo, se hai, come molti, la necessità di avere un sito web aggiornato ma sopratutto a norma, contattaci per ottenere cookiebot con uno sconto speciale a te riservato.

La strada di mezzo del GDPR

Innanzitutto andiamo a definire la nomenclatura.

“Azienda piccola” per me e secondo un accezione comune è un’impresa che ha pochi dipendenti, diciamo non più di 5, che fattura quanto necessario alla sopravvivenza del titolare e dei dipendenti e che non effettua particolari trattamenti dati (minori, sanitari e cose così che fanno drizzare i peli a noi DPO).

So bene che quella appena data non è una definizione da manuale ma da un punto toccava partire altrimenti questo post non avrebbe mai visto la luce!

La aziende piccole che debbano, per il raggiungimento dei loro obiettivi, devono acquistare un prodotto o un servizio complesso, come ad esempio una consulenza per l’adeguamento al GDPR, si trovano davanti due strade.

La strada della semplificazione

Semplificare un processo complesso è molto difficile e bene che vada funziona per alcune aziende ma non per tutte. Quando si riesce a mettere sul mercato un servizio o un prodotto semplice che risponda alle esigenze di aziende che gestiscono processi complessi, si è fatto bingo.

Le aziende risparmiano ed hanno la percezione di aver risolto. Ma hanno veramente risolto oppure è solo una sensazione?

Nel nostro settore (GDPR & affini), purtroppo, è solo una percezione.

Rispondere a regolamenti complessi e mutevoli con strumenti e/o servizi semplici non funziona. Appiccicare un’informativa privacy uscita fuori da un software senza che il titolare abbia la minima idea di cosa stia facendo o di quali input debba inserire nel software, NON RISOLVE IL PROBLEMA!

Anzi, lo inasprisce e da conferma che il titolare “non poteva non sapere” che è molto peggio di “non sapere”.

La strada del supermega consulente galattico

Ovviamente i sistemi complessi trovano la loro migliore risposta nelle aziende che offrono soluzioni personalizzate e di altissimo profilo.

Tutto bello e tutto giusto ma quasi mai in linea con budget e possibilità della piccola azienda.

Ed ecco servita la fregatura: spendo poco e vivo con la percezione di essere in regola (ma non lo sono!) oppure spendo tanto e tolgo budget ad altri settori altrettanto importanti come ad esempio il marketing.

La via di mezzo

In FinData ci piace essere pragmatici e abbiamo iniziato a chiederci: “siamo proprio sicuri che non sia possibile offrire una soluzione che stia nel mezzo?”

Diciamo che è stato un parto complicato ma ci siamo riusciti.

Abbiamo elaborato una serie di soluzioni per l’adeguamento al GDPR dell’intera azienda o solo della parte web senza offrire qualcosa di precostituito o un programmino da due soldi e senza starcela troppo a tirare dicendo che siamo troppo preparati per chi non ha budget.

Siamo riusciti ad offrire soluzioni pacchettizzate e personalizzate senza superare la cifra psicologica dei mille euro. Ci siamo riusciti grazie ad alcuni accorgimenti.

  • Abbiamo posto il limite ad aziende con al massimo 5 dipendenti
  • Abbiamo posto il limite ad aziende che trattano dati particolari (ex sensibili)
  • Abbiamo definito nel dettaglio tutti i servizi e gli output che andremo ad erogare
  • Abbiamo incentivato politiche premianti per chi voglia stabilire un rapporto continuativo con noi

Direi che questa scommessa la stiamo vincendo viste le richieste e visto che l’80% dei clienti vuole contratti di consulenza continuativa.

Ai colleghi e ai clienti voglio soltanto dire che una terza via è sempre possibile. Non buttate i soldi!

Per chi vuole vedere le schede delle nostre soluzioni le trova qui:

WEB SITE DATA PROTECTION – Scheda Tecnica

COMPANY DATA PROTECTION – Scheda Tecnica

La vera suddivisione aziendale

A proposito, per chi lo volesse sapere, questa è la definizione aziendale da manuale aziendale:

La Micro impresa è costituita da imprese che:
– hanno meno di 10 occupati;
– hanno un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.
La Piccola impresa è costituita da imprese che:
– hanno meno di 50 occupati;
– hanno un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro.
La Media impresa è costituita da imprese che:
– hanno meno di 250 occupati;
– hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.